Carnevale

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data ultimo aggiornamento: 26/01/2010

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Gioiosa con il suo Carnevale, da sempre ha attirato l'attenzione dei paesi limitrofi.Le sfilate in maschera, per tre giorni, vivacizzano le vie del Centro offrendo agli spettatori uno spettacolo di colori, musica ed allegria (caratteristica principale del Carnevale Gioiosano).

    

Un tempo a Carnevale,  nelle serate del Giovedì, Sabato e Domenica ricadenti in tale periodo, era costume diffuso accogliere e fare ballare nelle case i "Maschiri". L'usanza era intesa come "Riciviri i Maschiri" e pertanto le porte delle case restavano aperte a chiunque fosse mascherato. La Maschera poteva fare ogni sorta di scherzo ai padroni di casa ed ai loro ospiti,i quali ovviamente tentavano di riconoscerla. Se la Maschera veniva riconosciuta era costretta a svelare la sua identità, scoprendo il viso; nel caso invece non veniva riconosciuta, aveva diritto a "mangiare e bere", ma doveva prima farsi riconoscere. I travestimenti carnevaleschi erano i più svariati e correlati alla fantasia più estrosa del momento. 

(Tratto da "Gioiosa Marea" - Storia, Note ,Immagini -Ed. a cura del Comune di Gioiosa Marea) 

Figura caratteristica del Carnevale Gioiosano era la "MURGA" originariamente un'orchestrina formata da un gruppo di emigranti di ritorno dall'Argentina che suonavano allegri motivi con vecchi strumenti musicali, tra cui un trombone del 1815. Era diretta dal "MURGO" vestito con frac e cilindro, nel dopoguerra personificato dal capitano Turi Zampino a cui è rimasto nel tempo, per antonomasia, tale epiteto, quasi patriarcale. La gente seguiva i musicanti dalla marina per le vie del paese e qualcuno si aggregava ad essi, magari soffiando "la Brogna" o un altro strumento spesso costruito artigianalmente. U Murgo rappresenta ancora oggi il simbolo del Carnevale Gioiosano essendone diventato "la Maschera tipica", unica nella tradizione del comprensorio territoriale, a testimonianza dell'originalità  e dell'antica cultura del nostro Carnevale. Il termine, pare, sia una sicilianizzazione di un vocabolo argentino, assorbito dall'antico castigliano "Murcio", derivato, a sua volta, dal latino "Murcidus", cioè pigro, scanzonato. Ma forse, più semplicamente, è riferito alla feccia dell'olio di oliva "Murga" (antico siciliano derivato dal greco "Amòrghe"), parte disprezzata e scartata che, tradotta nel significato rivoluzionario carnascialesco diventa, per una breve stagione, visibile ed ammirata protagonista di una piccola storia.

Alla Murga, nata nell'immediato dopoguerra, si aggiunse verso la metà degli anni 50, un altro gruppo bandistico carnevalesco: la Racchietta. I componenti erano soprattutto universitari che intepretavano il Carnevale con spirito goliardico. L'inno ufficiale "strapazzato" dagli allegri musicanti era "Minicu" affiancato da un altro cavallo di battaglia "A vecchia 'nsipita". Ci restano alcuni frammenti, raccolti dalla tradizione orale dei più anziani, di poesia carnascialesca improvvisata nelle varie "uscite" ispirata e sostenuta dal buon vino locale.

"Quant'è bedda a zà Cuncetta , ci sunammu lu viulinu ,ch'eni chiddu di Zampinu"

"Commu dici Patri Sancetta ,cu voli mali a me.....,Sangu mi jetta!"

Col tempo la Racchietta crebbe e diventò Racchia inglobando la Vecchia Murga e accogliendo persone di ogni età e condizione sociale, accomunate dalla voglia di "Scialarsi" strimpellando per le strade, acconciate in modo bizzarro e stravagante. L'uscita della Racchia, ancora oggi, qpre il mese di Carnevale e rallegra anche la sfilata dei bambini.

(Tratto da Gioiosa in Maschera - Istituto Comprensivo di Gioiosa Marea -  Elaborazione testo a cura della Prof.ssa Rosalia PERLUNGO)

 

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