Non si hanno notizie certe sulla fondazione di Ficarra e ricostruirne la storia spesso significa attingere alla leggenda. Secondo lo storico Diodoro Siculo, a fondare il primo nucleo abitato, in una località oggi chiamata "Pallisa" etimo che deriva forse dal nome della divinità Pallade, furono i coloni Fenici. In epoca successiva, il paese sarebbe stato riedificato dai Greci su un'altro poggio oggi denominato "Strummuli" ( forse perchè sede di una necropoli, ormai scomparsa?). Altri studiosi ritengono, più verosimilmente, che a costituire il primo nucleo urbano con il nome di "El Fakhar" (gloriosa) siano stati gli Arabi. Da tale etimo sarebbe derivato l'odierno Ficarra. Sulle origini del nome esiste un'ipotesi meno colta, ma non meno attendibil, secondo la quale il nome di Ficarra potrebbe essere derivato dalle diffuse coltivazioni di piante di fico, ancora oggi presenti sul territorio. In alcune carte geografiche del '600, il paese era indicato come "La Ficara" nello stesso modo vale a dire con cui in dialetto peloritano si indica ancora la pianta di fico. Fra storia e leggenda, le prime notizie certe risalgono al 1082, ad un diploma del conte Ruggero in cui, per la prima volta, veniva citato il nome di Ficarra. Al tempo dei Normanni, il centro nebroideo era un feudo baronale destinato al demanio come riserva di caccia. Con l'avvento degli Svevi, la baronia fu assegnata a Guglielmo Amico, ma il suo dominio durò ben poco poichè con la morte dell'imperatore fu privato del feudo. Alla guida della baronia subentrarono Macalda Scaletta e Alaimo da Lentini, ma per breve periodo. Anche loro, caduti in disgrazia, persero il feudo in favore di Ruggero di Lauria, legittimo erede di Guglielmo Amico. Per i suoi meriti, don Ruggero fu nominato addirittura comandante in capo della flotta aragonese con la quale ottenne memorabili e gloriose vittorie sugli Angioini. Ma per il grande ammiraglio era in agguato un destino beffardo: anche a lui furono confiscati tutti i beni, tra cui la baronia di Ficarra. Nella conduzione del feudo intanto, si affermava un'altra famiglia d'antica nobiltà: i Lancia o Lanza di Brolo, il cui dominio si protrarrà fino alla prima metà del '700. Capostipite della famiglia, secondo la tradizione, fu Manfredi, proprio quello immortalato da Dante nella Divina Commedia. Intorno al XVI secolo, Ficarra contava 500 fuochi e 1691 abitanti, l'attività economica principale era l'agricoltura, praticata intensivamente, e diffusi erano anche l'allevamento del baco e la lavorazione della seta grezza. La baronia rimase ai Lanza fino al 1738, anno in cui Girolamo III mise all'asta feudo e titolo, poi venduti per 38.600 onze. L'illuminata conduzione della baronia da parte dei Lancia favorì l'apertura di Ficarra ad influenze sociali e culturali innovative e un lungo periodo di splendore. Lo raccontano palazzi, chiese, sculture, pitture, stemmi gentilizi, espressioni di virtuosismo di artigiani e artisti senza tempo incoraggiati a celebrare le ambizioni della baronia. Tre sono gli elementi storico artistici architettonici più significativi: il convento, la fortezza carceraria e il Santuario dell'Annunziata. Proprio intorno ad essi prese avvio in epoche diverse lo sviluppo del tessuto urbano che ancora mantiene la configurazione originaria, costituita da oblunghi isolati collegati da stretti vicoli disposti secondo il naturale dislivello del terreno. Pianta quadrata con basi a scarpa, possenti mura in pietra arenaria ornate da merli a coda di rondine e completamente chiuse all'esterno eccetto che per il portale d'ingresso, la fortezza carceraria si presenta come un imponente e austero edificio, di logica e funzionale struttura, ubicato in posizione dominante su uno dei tre poggi su cui si sviluppa il centro urbano.